Fino a che punto il datore di lavoro può controllare il dipendente?

Con le nuove disposizioni contenute nei decreti attuativi del cosiddetto Jobs Act (legge n.183/2014), lo Statuto dei lavoratori viene modificato, non solo nell'art.18, ma anche per quanto riguarda il sistema dei controlli dei lavoratori dipendenti, così l'art. 4 dello Statuto (legge n.300/1970) viene adeguato all'uso delle nuove tecnologie: il datore di lavoro potrà controllare i suoi dipendenti, mediante quei mezzi tecnologici utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa (pc, tablet, smartphone, ecc) e mediante gli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze (es. badge), anche senza le preventive autorizzazioni dei sindacati di categoria o dell'Ispettorato del lavoro. Sostanzialmente, i dipendenti potranno essere monitorati semplicemente attraverso la predisposizione di un'informativa dettagliata che contenga le modalità di effettuazione dei controlli, nel rispetto del Codice Privacy, che l'impresa dovrà preoccuparsi di consegnare al lavoratore. Qualora il dipendente non sia stato preventivamente informato, i dati raccolti non potranno essere utilizzati per alcuna finalità. In ogni caso - come chiarito dal Ministero del Lavoro - pc, smartphone, tablet, utilizzati dal lavoratore per svolgere la prestazione lavorativa non possono essere considerati strumenti di controllo fino a quando non vengono installati sugli stessi dei software, che permettono, ad esempio, al datore di lavoro di effettuare un controllo anche a distanza sul lavoratore. Per quanto concerne invece l'uso di «impianti audiovisivi e di altre apparecchiature» (ad esempio quelle di videosorveglianza), impiegati per i controlli a distanza, potranno essere installati unicamente, a seguito di accordo sindacale aziendale, con i rappresentanti sindacali, o su autorizzazione della Direzione territoriale del lavoro, per necessità organizzative, produttive o di sicurezza del lavoro.
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